CRITICA DELLA CONFIGURAZIONE DISTOPÌCA DEL META-VERSO

DALLA CONFIGURAZIONE DISTOPÌCA DEL META-VERSO

ALLA RESPONSABILITÀ COLLETTIVA DEL CONTRO-VÈRSO

CRITICA ALLA RAZIONALITÀ TECNICO-CAPITALISTICA

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi […]»

(cit. Blade Runner, 1982, diretto da Ridley Scott)

«Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore.

L'avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse.

È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.

- Quale verità

- Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene. Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha muri, che non ha odore. Una prigione, per la tua mente […]»

(cit. The Matrix, 1999, scritto e diretto dai fratelli Lana Wachowski,

nata come Larry, e Lilly Wachowski, nata come Andy)

«Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica

non libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno di progresso tecnico»

(cit. One-Dimensional Man: Studies in the Ideology

of Advanced Industrial Society, 1964, Herbert Marcuse)



Suggestioni filmiche. No. Premonizioni sociologiche. Forse. Più adeguatamente, si tratta di anticipazioni del pensiero divergente che, come tutte le idee o fenomeni cognitivi e/o emozionali, collegano i ragionamenti sulla realtà effettiva, “la presente e viva” (cit. L’infinito, 1819-1825/26, Giacomo Leopardi), alla configurazione di scenari in via di realizzazione e ad un assemblaggio e messa in valore concettuale di relativi flussi d'informazione descrittiva, dando così origine ad attendibili affreschi su prossimi eventi.

 

Anticipazioni di un futuro che in modo fulmineo diviene presente.

Nulla di trascendente. Un uni-verso che smette d’essere solo linguistico. Si invera, sprigiona fatti, evenienze che ristrutturano l’esistenza delle moltitudini. Circostanze possibili, conseguentemente, com’è anticipato in modo lungimirante da Martin Heidegger ne “La questione della tecnica” (1953), quando, tra l’altro, afferma che “[…] Non possiamo quindi esperire veramente il nostro rapporto con l’essenza della tecnica finché ci limitiamo a rappresentarci la tecnicità e a praticarla, a rassegnarci ad essa o a fuggirla[…]”.

Quando si eludono le potenzialità “mitopoietiche”, ri-strutturative della τέχνη di immanente e permanente modifica altamente invasiva delle condizioni antropologiche d’esistenza, si deviano su binari indirizzati verso oscure gallerie le biografie delle moltitudini nel loro sforzo/compito di generazione di un “senso” e di attendibili “significati” circa il valore dell’agire individuale e collettivo nella πόλις.

Ha ragione Heidegger quando sostiene che l’essenza della tecnica non ha nulla a che vedere con lo strumento o processo tecnologico; la tecnica è essenzialmente ed immanentemente un modello di conoscenza, una particolare modalità di rivelazione di ciò che è.

Tuttavia, si tratta d’una immanenza alla quale non tutti possono o sanno accedere.

La fruizione dell’annunciato meta-verso, infatti, non prevede la “competenza”. Rappresenta di per sé la più radicale divaricazione tra “conoscenze tecnico-scientifiche” ed uso sociale delle applicazioni che ne discendono, una vera (politicamente orientata) storica scissione tra le forme consolidate di sapere-potere - sempre più autoreferenziali rinchiuse come vogliono essere nelle torri eburnee al fine di svolgere attività slegate dai bisogni sociali di massa - e la consueta ridistribuzione dello scibile nell’ambito dei sistemi di riproduzione sociale.

È l’evoluzione tecnologica dell’ecosistema digitale a proporre ora il salto nel buio meta-verso. Un salto coatto, senza chiarezza alcuna, nel meta-verso costituito da spazi tridimensionali all'interno dei quali le «persone fisiche possono muoversi, condividere e interagire», in modi immersivi alquanto diversi dall’augmented reality (AR), attraverso variegate strategie e tecniche con cui si aggiungono informazioni alla “scena” reale grazie alla capacità d’analizzare il contenuto con algoritmi di visione artificiale.

Inoltre, il meta-verso ingloba, in modo esteso e pervasivo, i risultati della ricerca sull’intelligènza artificiale (IA), disciplina che studia, fin dagli inizi dell’informatica e, in particolare dal 1956 (rif.J. McCarthy), se e in che modo possono essere riprodotti i processi mentali più complessi mediante l'uso di calcolatori elettronici.

I processi di lungo periodo d’artificializzazione antropologica proseguono, dunque, indisturbati, con accentuazione “verticale” delle modalità d’esproprio totale e gestione autarchica delle conoscenza disponibili.

Il meta-verso annuncia un ampliamento a dismisura della “vita blended inevitabilmente supportata dall’iperconnessione telematica con possibilità di impiegare apparecchi di mobile computing di grande diffusione, come i tablet PC, i compatti UMPC (Ultra mobile personal computer), e anche dispositivi di convergenza con la telefonia mobile come iPad, iPhone o altri del genere equipaggiati di telecamera che punti dal lato opposto al display, oltre a sistemi di geolocalizzazione e di orientamento locale (GPS, accelerometri et alii), dando “corpo” a ricorrenti interfacce tra essere umano e sua “traduzione digitale”, tra habitat naturale e sociale e milieu artificiale, ologrammatico (di interesse, a questo proposito, il libro curato da Augusto Cusinato e Andreas Philippopoulos-Mihalopoulos, “Knowledge-creating Milieus in Europe - Firms, Cities, Territories”, Springer-Verlag, 2016).

Tra le peculiarità dell’annunciato meta-verso, è facilmente ravvisabile l’aspetto della comunicazione di un “prodotto” inconsistente, non tangibile, di un eventuale “servizio” che, nell’immediato, non è attivabile, sperimentabile.

Non è casuale che il meta-verso sia propagandato/propagato urbi et orbi, con un messaggio in via esclusiva pubblicitario, divulgato senza discernimento, tanto appositamente frizzante e colorato da disorientare circa le legittime domande su “che cosa”, “come” e “perché” che restano inespresse, quanto subdolo circa un'implicita presunta ricchezza in termini di problem solving che, tuttavia, attualmente non riesce ad emergere con chiarezza e, pertanto, permane, il prodotto/servizio, in modo inquietante oscuro nell'immaginario di massa, promettendo un appagamento vagamente esperibile nell’intrattenimento.

Il meta-verso non è imposto alla pubblica attenzione in una versione indispensabile, non è ancora apprezzabile una sua rappresentazione in forma esplicita.

Oggi segnala il punto d’arrivo – inteso come convergenza ed integrazione - di quell’insieme di rassomiglianze e parallelismi esistenti fra elementi culturali e tecnico-strumentali, di quel sollecitato, esasperato dialogo tra la “fatica del concetto” di hegeliana ascendenza e i saperi adattivi, tipici del controllo sociale, dipendenti dalla storia e dalla società in cui sono maturati e si sono sviluppati secondo gli interessi prevalenti subordinando in maniera finalizzata, in questa specifica operazione, le dimensioni antropologica, biologica, economica, fisica, scientifica, medica, logistica e politica delle collettività.

Il meta-verso interpreta nella forma più avanzata ed imperativa l’intenzione del sapere-potere di non lasciare più all’umanità nemmeno l’illusione della liberazione, tramite lotte e rivendicazioni, sussumendola, come ogni altro ente nel mondo globalmente colonizzato, individuata e ordinata dal dispositivo, dal meccanismo, dalla griglia a rete del procedere tecnico nichilista, nel precipuo significato di nihil volenti diffìčile alla ragione capitalista.

Nella contemporaneità l’agire dell’uomo - riassorbito dalle tentacolari logiche del meta-verso - non ha più il τέλος caratteristico perché i comportamenti sociali non sono più autentica espressione di convinzioni radicate nei bisogni e germogliate nei desideri, ma funzionano in quanto eterodiretti, connessi ab origine ad altro.

Rebus sic stantibus, doverosamente dirompente - il contro-vèrso - dovrà manifestarsi in una forte presupposizione umanistica di riappropriazione delle forme vita, affatto romantica, sufficientemente spiegata e dimostrata dall’alienazione indotta dal semplice deleterio annuncio del meta-verso. Tale contro-vèrso non inteso come nell’antropologia dei “Manoscritti del ’44” (rif. Karl Marx), dove l’essere umano è celebrato come originariamente universale e libero, ma soprattutto nel materialismo storico della “Deutsche Ideologie” (1845-46), dove l’uomo, caratterizzato ora, feuerbachianamente, non più dell’essenza generica (Gattungswesen), bensì dal possesso della prassi lavoratrice, partecipa fin dall’inizio di una comunità e di una socialità delle forze produttive, che appartengono appunto intrinsecamente all’homo faber, per quanto smentite ogni volta poi, con i rapporti sociali di distribuzione, dall’appropriazione e diffusione privata di quel bene comune.

La trasformazione del meta-verso in efficace contro-vèrso, in un'organizzata prassi sociale che esalti la coscienza critico-oppositiva, può comportare, in definitiva, esclusivamente attraverso la distruzione del mercato mondiale capitalistico e la sua globalizzazione, una condizione esplicita e matura di universalità, che è premessa per il passaggio alla società disalienata.

Aprile 2023 © Prof. G. Dursi

 

 

 

 

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